In centinaia per i migranti
  13-09-2016 09:35
Autore : regiün
 
 
  Corteo antirazzista percorre le vie di Chiasso. Confronto a distanza con agenti antisommossa

In centinaia per i migranti

di Daniela Carugati

La manifestazione, partita dallo stadio, si è diretta in stazione e in dogana. Lanciati fumogeni, bombe carta e slogan contro le frontiere.
 
     
  Il sole picchia su Chiasso. E alza la temperatura anche dentro il corteo, che a tratti si colora di rosso fumogeno. La manifestazione era annunciata – anche da volantini in dialetto, in puro stile glocal, appiccicati qua e là per il distretto –, ma non è autorizzata. La voglia è quella di scandire che, oggi, c’è chi sta con i migranti: e per questo, si fa capire, non c’è bisogno di chiedere il permesso. Anche perché si capisce subito che qualcuno le barriere le vorrebbe abbattere all’istante. Basta leggere il grande striscione che apre la marcia: ‘Contro tutti i razzismi e ogni frontiera’. In questa sorta di riappropriazione del suolo pubblico, i riferimenti politici (e antileghisti) sono evidenti. Ritrovo alle 14 allo stadio comunale, la marcia è lenta. In effetti, ci si guarda attorno e si vede che sono stati in tanti a rispondere all’appello: di sicuro più di 400 persone, si stima (dato che in serata una nota delle autorità ridimensiona a 250). E la sfilata a prima vista è variegata, anzi vien da dire intergenerazionale: ci sono signore di una certa età e giovani, venuti pure da Oltregottardo (Zurigo e Romandia) e oltreconfine, mamme e bambini, volti riconoscibili e semplici cittadini. Per semplicità ci si potrebbe mettere l’etichetta ‘No border’, ma i movimenti propulsori danno l’impressione di essere diversi e non per forza catalogabili. Insomma, ce n’è a sufficienza per sperare che, per finire, prevalga lo spirito pacifista. Sebbene preventivamente si siano distribuiti dei vademecum di comportamento: anche in caso di arresto. Sulle prime, un po’ di tensione la si avverte nell’aria, ma metro dopo metro sembra stemperarsi lungo il percorso che attraversa il Quartiere Soldini e sbuca dal tunnel di via Rampa. Su un pezzo di tessuto retto da alcune ragazze si legge: ‘Se la Svizzera è la vostra fortezza, la dignità migrante sarà la sua crepa’. Con l’aiuto del megafono e della voce si rafforzano i pensieri: ‘Siamo tutti antifascisti. Siamo tutti antirazzisti’, si scandisce a più riprese dopo aver abbandonato le note di ‘Bella ciao’. Che la protesta sia partigiana, d’altro canto, è chiaro a tutti. Si punta allo scalo ferroviario, sfiorando (ma non incrociando) chi in centro si cimenta in ‘Sportissima’. Ed è lì alla stazione che, all’improvviso, spuntano le divise: agenti in tenuta antisommossa si allineano compatti. Partono fumogeni (uno finisce anche all’interno della vicina Gendarmeria), qualche petardo e bombe carta. Il confronto, però, resta verbale. Dal corteo si rivendica la volontà di lottare contro odio e xenofobia e sistemi considerati “disumani e ignoranti”. Nessuno vuole parlare: chi è alla testa della marcia si affida a un volantino che rifà il glossario delle “parole di una maggioranza impaurita” che, si legge, fa della “disinformazione” e confonde “il concetto di ospitalità con l’internamento militarizzato e la deportazione forzata”. Il corteo riparte; lambisce la dogana di Chiasso strada a cui fanno scudo una fila di guardie di confine, mentre sul lato italiano si è schierata la polizia; e prosegue infilandosi nelle strade laterali alla via Comacini. “Da qui non ce ne andiamo”, gridano alcuni. La manifestazione, però, si scioglie. Sono ormai le 17: liberi tutti.

La polizia fa la conta dei danni

Quella di ieri a Chiasso è stata una protesta che, di sicuro ha lasciato il segno. Anche letteralmente: scritte, simboli e qualche insulto. Prese di mira in particolare sono la sede dell’Ubs e della Polizia cantonale, sulla cui facciata si muove lesta la mano di un manifestante a viso coperto; lasciando quale traccia ‘Gli unici stranieri son qui’. Più tardi ci pensa la Polizia cantonale a fare la conta dei danni. E si capisce che il dispositivo di sicurezza era tutt’altro che trascurabile e ha coinvolto pure le Ffs, la Segreteria di Stato della migrazione i sanitari del Sam. A bilancio, i danneggiamenti, informa una nota congiunta di Polizia cantonale e Guardie di confine, sono stati una quarantina. Si punta il dito su “alcuni manifestanti mascherati”. E ora, si conferma, “sono in corso le verifiche del materiale probatorio raccolto”. Di conseguenza, si conferma, “non si escludono eventuali segnalazioni alla magistratura”.
 
     
   
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