Rom... come atomi nel vento
  08-02-2009 22:27
Autore : afroditea
 
 
  Articolo sui Rom apparso sulla rivista libertaria del mese di dicembre 2008, Voce Libertaria.  
     
  Il nostro intelletto non é divenuto superiore a quello dei greci e in mancanza di circostante favorevoli potrebbe anche degradarsi. E si vede.
(Luigi Pintor, I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri)


Arrivava da lontano. La distanza rimbombava sensuale nell’eco del lungo viaggio. La si poteva quasi annusare, mischiata agli apèro e ai salatini in bella mostra lungo gli affollati bar alla moda del dix-huitième arrondissements. Tromba, sax, fisarmonica e tamburello narravano una lingua errante nel tempo e nello spazio. Suoni, illuminati da uno squarcio di luce nel cielo ancora impastato di pioggia, che sfuggivano agili al monotono stridìo di una sirena blu a caccia di respiri randagi. Avvolgendosi nella freschezza d’un attimo, il passo accelera su cappelli irrigiditi di teste barbute.
I quattro rom, spacciatori d’illusioni, si perdono complici nella massa del dopo lavoro.

In Svizzera non sembra esistere una reale « emergenza rom ». Non facendo parte dell’Unione Europea e « grazie » a politiche in materia d’asilo sempre più strette, ancora non trovano spazio baraccopoli e accampamenti alle porte delle maggiori città. Gli spostamenti di questo popolo rimangono perlopiù caravane di passaggio che si installano nelle –poche- aree adibite sul territorio. Rimangono comunque forti le discriminazioni (divieto d’accattonaggio, approvato pure dal Partito Socialista; agguati alle caravane di passaggio), le paure e i pregiudizi. Molto più tesa risulta invece la situazione italiana o francese. Se nel caso dell’Italia si assiste a una vera e propria campagna razzista verso questo popolo, con il ritorno di quello che Marco Revelli definisce un « fascismo post-moderno dove l’orbace da caserma é sostituito dal blazer aziendale (1) », il governo francese adotta una linea più ricercata, anche se altrettanto efficace. Accanto agli allontanamenti forzati e alle rafles (2) di nazista memoria, si introducono « gli aiuti al rientro volontario ».
Ufficialmente un atto di carità da parte dello Stato che propone fino a 320 euri a uno straniero privo di risorse per rientrare volontariamente nel proprio paese, di fatto rimangono delle incursioni di polizia, che tramite l’ANAEM (3), portano i decreti d’espulsione all’interno delle baraccopoli, minacciando la prigione in caso di rifiuto della lauta offerta.

Topi. Solo topi restavano. Niente li teneva più. Se fino a poco tempo fa il ripetersi continuo di movimenti e grida li nascondeva nelle tenebre, la via era ora libera. Lo sgombero della baraccopoli alle porte di Parigi avviene di mattina presto. Le rulottes già partite, le fatiscenti baracche abbandonate, i loro occupanti già impegnati alla ricerca di nuovi spazi dove sopravivere. Lontano dalla vita che conta, nei peggiori incubi degli immondezzai industriali, dove ancora un progetto di supermercato, d’inceneritore o di carcere speciale non é stato depositato. In fuga, distanti dagli assi di felicità dell’universo globale.
Ora a migliaia hanno invaso i dintorni e le strade adiacenti di quella che per due anni é stata la più grande baraccopoli francese, traboccante di mezzo migliaia di anime sommerse dall’immondizia, senz’acqua e defecando dove lo spazio consentiva. A vegliare sugli infimi roditori solamente alcuni addetti di una privata ditta di sicurezza.

Quello rom é un popolo d’origine indiana (in hindi rom significa uomo), cacciato dalla Valle del Gange in India 800 anni fa. Oggi sono circa 12 milioni in Europa, soprattutto in Bulgaria e in Romania, ma parecchi anche in Italia e in Francia (circa 400.000) (4). Ultimi ad arrivare, dopo la caduta del blocco comunista, i rom detti “orientali”. Questo popolo, che si autodefinisce “Romané Chavé” (i figli di Ram, personaggio di una delle maggiori epopee indiane), ha costituito con i rajputs il “Romani Cel”, ovvero il popolo tzigano. Vengono chiamati in maniera diversa a seconda della nazione d’approdo (zingari in Italia, tzigani nei paesi slavi e in Romania, Zigeuner in Germania, cigane in Portogallo, tsigane in Francia) (5) e possiedono una propria lingua, il romani o il romanesh, dove definiscono gli esseri umani “manush”.

“Vivendo eternamente di attimi ai margini della storia, sembrano completamente indifferenti al progresso, come se riconoscessero il solo procedere dell’eternità. A differenza della loro organizzazione sociale che possiede una grande forza vitale dovuta a solidi legami famigliari che assicurano coesione e solidarietà nella comunità, sono in movimento perenne. Privi di una vera storia concernente l’origine, non hanno giustificazioni di una vita errante, se non un forte sentimento di far parte di un tutto nel quale il loro bisogno di viaggiare non é un semplice spirito d’avventura ma una relazione continua con le persone (6)”.
Molto spesso, perfettamente integrati nella società, parecchi hanno raggiunto uno stile di vita sedentario (ed é il caso di quelli, sicuramente molto piú numerosi, giunti in Europa ben prima della caduta del muro di Berlino). Altri ancora aspirano e rivendicano la regolarizzazione e l’ottenimento dei diritti elementari quali accesso alla salute, all’educazione, al lavoro e a una casa.

Augustin è uno dei mediatori dell’accampamento situato in periferia di Parigi a St.Ouen. Grandi baffi neri che non impediscono di coprire un sorriso lucciante come l’oro. Mi dava sicurezza vederlo. La sua panza esibita con orgoglio gli dava un senso di godereccio piacere per far fronte al confine con il mondo reale. Dopo aver vissuto in Russia, in Polonia, in Yugoslavia e in Germania, lui, padre di chissà quanti figli, tra i quali due, Dolarli e Dinarka, i primi ad aver accettato di scolarizzarsi e di mescolarsi con il prosperoso mondo dei gadjo (come i rom definiscono i non-rom), é stato uno dei primi ad arrivare qui. A organizzare la prima disposizione delle baracche. A provvedere alla legna da bruciare e a mai desistere dopo l’ennesimo incendio. A incazzarsi perchè alla manifestazione organizzata assieme ai gruppi di sostegno il 1 dicembre 2007 non avevano partecipato molti rom. L’ho rivisto durante una serata d’estate, quando l’associazione di volontari di circo PARADA (7) teneva uno spettacolo nell’accampamento coi bambini. Urlava nel suo misto franco-romani riuscendo quasi a coprire quella musica bastarda, resa alla moda dai film di Kusturiza e ballata nelle etnoboites della capitale, speranzoso di far parte delle 24 famiglie prescelte dal municipio per essere legalizzate sul suolo francese. I suoi occhi, consci dello sgombero imminente, trasmettevano dignità e allegria.
Da allora non l’ho più rivisto.
Quel che so è che sicuramente non ha potuto brindare a champagne avec madame la maire comuniste e le altre famiglie prescelte.
Sembra abbia occupato un edificio vicino ad Argenteuil.

Sono soprattutto i rom, oggi, a essere considerati il peggio del peggio: il sommo capro espiatorio di tutte le malefatte del mondo. Laura Lucchini, giornalista free-lance di « El Pais (8) » , parlando di violenza sulle donne e demagogia scrive ad esempio: “in Italia una donna su tre, tra i 16 e 70 anni, denuncia di avere subito violenza tra le mura domestiche. In casa e non nel campo rom. In casa e non per strada da un immigrato. Nella sua casa e per mano di suo marito italiano.”
Fondamentalmente é la stessa storia sociale di questo popolo a relegarli come eterni “mendicanti” (9). Mendicità con la quale si confrontano tutte le donne e un numero importante di bambini e che, oltre a essere spesso una risorsa economica (10), é pure un modo per sfuggire a contatti troppo stretti o prolungati con i gadje. In parte come il loro modo trasandato di vestire e la loro reputazione di ladri che, sebbene faccia parte della loro esistenza in quanto essenziale per sopravvivere, é sicuramente esagerata. Se fossero responsabili di tutti i furti che gli si accollano avrebbero bisogno di camion interi per muoversi da un posto all’altro.

Un denso cordone di poliziotti in tenuta antisommossa sbarra il passaggio di chiunque voglia entrare nel campo rom.
Milano nell’era dei campi (11) sotto un plumbeo cielo primaverile. Containers e filo spinato pagati a botte di 800 euro il mese. Supervisionati dalla Caritas che gestisce il campo. La solidarietà e l’indignazione si sovrappongono, finalmente, su sogni repressi non più in grado di scardinare le luci del palazzo.
In assenza di un “Noi” che si faccia soggetto attivo e dinamico, la sofferenza rimane altrui. Tentativo di relativa condivisione, passando dal “Per Loro” al “Con Loro”.
Identità smarrite che rincorrono i nostri sogni di fuga, mettendo a nudo la nostra condizione di eterni residenti in castigo.
“In fondo siamo tutti dei nomadi contrariati” (12).
Nella loro forma comunitaria senza stato né chiesa vivono ai margini della massima conquista occidentale: la proprietà privata. In uno di questi campi ho visto una partita dell’Evento. Euro ‘08. Accolto nel “giardinetto” di una roulotte rivedo Mutu che porta in vantaggio la Romania. Breve sogno di un attimo infranto dal pareggio dell’Italia. Penso all’UBS Arena, alla sua capacità di catalizzare l’estate di milioni di persone: identità fittizie e desideri irreali, presidiati da un esercito di polizia.
Anche quella sera a Milano la polizia era evidentemente presente. Non per presidiare ma per assicurarsi che non avvenissero mescolanze tra gli impuri. Niente indottrinamenti, solidarietà, lotte comuni. Italia-Romania, lì in quel momento, non era solamente una partita di pallone, andava oltre, oltre l’esclusione e il razzismo, ergendosi in contrapposizione netta alla mediocrità dell’Evento. Trasudava gocce di speranza.

Già considerati dai nazisti come razza inferiore, almeno 500.000 rom sono morti nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Omicidio collettivo totale viene chiamato in romanesh.
La Svizzera non ne esce pulita.
Tra il 1926 e il 1972 si rende infatti colpevole di tragiche discriminazioni e persecuzioni di una minoranza che non condivide il modello di vita della maggioranza.
Oltre seicento bambini jenisches, soprattutto tra la Svizzera tedesca e il Ticino sono sottratti a forza alle loro famiglie dall'Opera di soccorso Enfants de la grand-route, creata dall’ente benefico Pro-Juventute e collocate in orfanatrofi, in carcere o in ospedali psichiatrici.
Lo scandalo esplode nel 1972 ma solo nel 1987 la Confederazione elvetica riconosce la propria responsabilità morale, politica e finanziaria.
Quando, nel 1996, viene infine reso noto uno studio sulla questione, i risultati sono agghiaccianti: fin dagli anni '20 la Svizzera, per combattere ogni forma di marginalità, utilizza misure coercitive per sottomettere i cittadini non conformi ai suoi ideali d’ordine. Lo stile di vita degli zingari, considerati “devianti sociali, fannulloni o vagabondi congeniti”, incompatibile con i principi morali della società borghese che vedeva “nella vita errabonda la via verso il crimine”, doveva quindi essere normalizzato. In realtà l’operazione altro non era che una politica di sedentarizzazione forzata destinata a “liberare la società dai mali rappresentati da queste famiglie e gruppi di nomadi, considerati come inferiori” (13).

Questi tempi bui passati sono destinati a ripetersi?
Sicuramente oggi come allora l’Europa é scossa da un'inquietante febbre nazionalista, tesa a restaurare i valori morali della società, a preservare la cultura occidentale e a difendersi dalla minaccia del diverso. Un’isteria securitaria, ben affinata dall’11 settembre 2001, che ha permesso ai governi di destra, ben appoggiati dalla sinistra (14), di fomentare le paure della popolazione introducendo divieti e leggi speciali contro immigrati e « devianti sociali ». Nella sola Francia, che vorrebbe espellere almeno 25.000 stranieri in situazione irregolare all’anno, queste politiche della paura hanno creato lo scorso anno un singolare caso di « andata-ritorno della tratta Bucarest-Parigi pagata dalla collettività: su circa 4.000 rom presenti ben 8.000 sono stati espulsi!

Tutta questa marginalità in esubero, sicuramente ora ancora strumentale ai bisogni economici del capitale, potrà ridiventare un pericolo per gli interessi della società capitalista obbligandoci a ripensare la questione delle identità e della cittadinanza. Ci si renderà conto che per rimediare alle crisi economiche-sociali e al perenne stato di ingiustizia cronica non basterà “solamente liberarsi” dalla zavorra di questi capri espiatori.

“...Nelle albe seguenti a piccoli gruppi, con i loro mezzi privi di fanali posteriori, i rom si muovono in quel tempo fra notte e giorno in cui maturano gli eventi per i profughi di tutto il mondo... i volontari della rete d'urgenza pensano ad azioni esemplari, manifestazioni, occupazioni.
Ma i rom sono già lontani. Sarebbe ingenuo aspettarsi da loro qualche forma di resistenza. Per avere dei diritti, devi avere peso. E loro sono leggeri, come atomi nel vento. Sanno che quando il mondo si muove contro di loro é meglio assecondarne il movimento: farsi più in là lungo le linee di minor attrito. Nello sgombero di carnevale, le forze dell’ordine ne trovarono solo ottanta.
Tutti gli altri nel vento, dispersi ai confini di qualche altra città” (15).


Afroditea, St. Ouen, 28 ottobre 2008

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(1) Marco Revelli, Un fascismo post-moderno, Carta n. 31

(2) Pratica di rastrellamento utilizzata durante il governo di Vichy nella seconda guerra mondiale, quando polizia francese e esercito tedesco arrestavano e deportavano gli ebrei francesi. Oggi queste pratiche sono riutilizzate per arrestare ed espellere i sans papier e, in questo caso, i Rom.

(3) Agence Nationale d’Accueil des Etrangers et des Migrations

(4) Documento dell’associazione PARADA

(5)  http://www.lesrroms.blogg.org

(6) Jan Yoors, Tsiganes: sur la route avec les Rom Lavara, ed. Phebus libretto

(7) Associazione che si occupa di sensibilizzare e di sostenere i bambini di strada in Romania e nel mondo.

(8) Internazionale, n. 762

(9) Jean Marc Turine, Le crime d’être Roms, Éditions Golias

(10) In francia ad esempio i cittadini rumeni e bulgari hanno un accesso limitato di impieghi disponibili (62). Inoltre il datore di lavoro per poter assumere uno di questi lavoratori/trici deve pagare una tassa di impiego di 850 euro.

(11) Vedi il documento intitolato « L’era dei campi » distribuito durante il meeting antirazzista di Milano (giugno 07)

(12) Vedi n. 7

(13) Dati e informazioni tratti da un articolo di Le Monde Diplomatique, Caccia agli Zingari in Svizzera, ottobre 99

(14) Vedi anche documento sulla sicurezza del PSS,  http://ch.indymedia.org/media/2008/10//63947.pdf

(15) Beppe Rosso, Filippo Taricco, La città fragile, Bollati Boringhieri

 
     
   
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