Tote nach verweigerter Verlegung

AutorIn des Beitrags 01.11.2009 15:24 Themen: Weltweit
Diana Blefari Melazzi, Militante aus einer Nachfolgeorganisation der Roten Brigraden, die 2002 den Arbeitsrechtler Biagi tötete, wurde tot im Gefändnis aufgefunden. Ihre Anwälte hatten wegen einer Depression seit April ihre Verlegung in eine psychiatrische Klink gefordert.
 http://www.suedtirolnews.it/d/artikel/2009/11/01/terroristin-diana-blefari-melazzi-der-roten-brigaden-erhaengt-sich.html


Wie italienische Nachrichtenagentur ANSA berichtetet, erhängte sich die gebürtige Römerin Diana Blefari Melazzi am späten Samstagabend mit einem Strick aus zusammengeknoteten Bettlaken.

Melazzi saß im römischen Gefängnis ?Rebibbia" eine lebenslange Haftstrafe wegen Mordes an dem Regierungsbeamten Marco Biagi ab. Ihre Anwälte hatten bereits mehrfach gefordert, die Verurteilte wegen ihres schlechten Zustands in eine psychiatrische Anstalt zu überweisen.

Biagi, Professor für Arbeitsrecht und Berater des Arbeitsministeriums, war am 19. März 2002 in Bologna erschossen worden. Zu dem Attentat bekannten sich die "Neuen Roten Brigaden" - in Anlehnung an die Terrororganisation "Rote Brigaden", die in den 1970er und 1980er Jahren zahlreiche Mordanschläge verübt hatte. Die lebenslange Haftstrafe für Melazzi war am vergangenen Dienstag in letzter Instanz vom Kassationsgericht in Rom bestätigt worden.


 http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/suicidio-brigatista/suicidio-brigatista/suicidio-brigatista.html


Durante la detenzione era caduta in uno stato di profonda depressione
Nel pomeriggio gli era stato notificato il verdetto della Cassazione

Si suicida in carcere la neo Br Blefari condannata per l'omicidio Biagi

Ad aprile una perizia psichiatrica l'aveva ritenuta capace di stare in giudizio
I legali: "Disagio sottovalutato, ma non siamo stati creduti". La Procura apre un'inchiesta


ROMA - La neobrigatista Diana Blefari Melazzi, in carcere per l'omicidio del professor Marco Biagi nel 2002, si è suicidata. Ieri sera, dopo che le era stata notificata la sentenza della Cassazione, ha tagliato le lenzuola, le ha annodate con cura facendo un cappio e si è impiccata nella cella di Rebibbia.

La donna, che nel giorno dell'arresto si era dichiarata "militante rivoluzionaria del partito comunista combattente", era l'affittuaria del covo di via Montecuccoli, un appartamento dove i terroristi responsabili della morte di Biagi e D'Antona custodivano un arsenale con 100 chili di esplosivo e l'archivio delle "Nuove Brigate Rosse". Riconosciuta come "la compagna Maria" - che Cinzia Banelli indicò fra le staffette che seguirono il professor Biagi la sera dell'omicidio - alla Blefari sono stati attribuiti il noleggio del furgone usato per la preparazione dell'omicidio e la partecipazione al pedinamento a Modena. Sul suo portatile fu rivenuto anche il file con la rivendicazione dell'omicidio.

Inizialmente si era mostrata sicura di sé, ricalcando l'atteggiamento già assunto da Nadia Desdemone Lioce, la mente della nuova organizzazione terroristica. Ben presto però le certezze si erano incrinate, lasciando spazio a un profondo stato di prostrazione psichica. Il giorno della condanna in primo grado fece a pezzi tutto quello che riuscì ad afferrare. Una scena violentissima, seguita da astenia, autoisolamento, rifiuto del cibo e dei liquidi.

I medici di Rebibbia chiesero un trattamento sanitario obbligatorio "in altra struttura più idonea", essendo concreto, così scrissero, il pericolo di vita per la detenuta. L'ultima perizia psichiatrica è datata aprile. Era stata disposta per verificare la sua capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere, dopo che la terrorista aveva aggredito un agente di polizia penitenziaria.

Dopo la condanna in primo e secondo grado la Suprema Corte, il 7 dicembre 2007, aveva annullato con rinvio la sentenza d'appello emessa nei suoi confronti sottolineando vizi di motivazione sulla sua condizione psichica. L'Appello aveva riesaminato il caso disponendo una perizia psichiatrica con la quale era stata accertata la capacità dell'imputata di stare in giudizio. L'ergastolo era quindi stato confermato il 27 ottobre, e ieri pomeriggio il verdetto le era stato notificato in cella, nella sezione di Rebibbia dov'era in transito in attesa di tornare a Sollicciano (Firenze).

Dopo poche ore, attorno alle 22.30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate, Diana Blefari Melazzi si è tolta la vita. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria: hanno provato a rianimarla senza però riuscirvi.

La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per chiarire le cause del suicidio e ha disposto l'autopsia. L'indagine per ora è senza indagati, ma potrebbe essere riesaminato l'intero iter giudiziario della Blefari in considerazione della sua presunta patologia psichica, come emerso in questi anni dalle numerose richieste di consulenze. Aperta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano anche un'inchiesta amministrativa.

"Siamo sotto choc, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il suo profondo disagio. Ora è troppo tardi", commenta l'avvocato Caterina Calia. Il suo collega Valerio Spigarelli ammette di essere sconvolto così come non gli era mai capitato. "Era un suicidio prevedibile - fa eco il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - Le mie collaboratrici mi dicevano che era un caso drammatico". Della stessa opinione Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che si batte per i diritti dei detenuti: "E' il sessantesimo caso di suicidio in carcere dall'inizio dell'anno, si tratta dunque di un emergenza a cui va data urgentemente una risposta". La polizia penitenziaria, prima ancora che qualcuno sollevi dubbi sulla vigilanza della detenuta, fa sapere tramite una nota del sindacato Osapp: "Non abbiamo bisogno altre polemiche. Rebibbia è uno dei carceri più grandi d'Europa con il maggior disavanzo a livello di personale".

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Ergänzungen

da haben wir die nächste

... 01.11.2009 - 17:17
diana blefari melazzi war seit geraumer zeit heftigst seelisch erkrankt - alle aufforderungen, ihren zustand ernst zu nehmen, wurden ignoriert. einmal dahin gestellt, ob sie gewollt hätte, dass man sie behandelt und so vielleicht am leben hält: es stezht fest, dass man ihr keine hilfe hat zuteil werden lassen, obwohl sie ernsthaft krank war und ihr zustand bekannt war. daraus ergibt sich ein gemeinsamer nenner mit dem am 22. oktober in rom sieben tage nach seiner verhaftung verstorbenen jungen vermessungstechniker aus rom. zuerst ließ man ihn, obwohl er schwer verletzt war, in der zelle schmachten, dann im haftkrankenhaus.

die berichterstattung zu diana blefari melazzi ist noch sehr dünn, ein artikel ist aber inzwischen erschienen, der etwas mehr hergibt, als der oben einkopierte:

 http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=3306

noch was

... 01.11.2009 - 17:22
am 27. oktober war ihre verurteilung durch den kassationshof zu lebenslänglicher haft endgültig bestätigt worden. vor dem hintergrund ihrer psychischen situation, waren die letzten tage ganz klar besonders schlimm für sie.

... und noch was

... 01.11.2009 - 17:42
damit das klar sei: es geht nicht nur um die toten, sondern auch um die lebenbden. es gibt einige vereine in italien, die am laufenden band schreckliches dokumentieren. schwächere, unliebsame und "politische" laufen spießruten und es sickert am ende doch immer wieder mal durch, wie sie körperlich wie seelisch ihre prügeltrachten bekommen, und dass ihre "gebrechen" (von körperlichen verletzungen bis hin zu seelischen) nicht besonders ernst genommen werden. die außenwelt zu kontaktieren ist auch kein leichtes und ein sehr unsicheres spiel.

ab und an stirbt dann jemand. in gut sechs jahren (2002 bis 20. januar 2008) sind nach angaben des vereins papillon 1218 menschen hinter gittern gestorben. ein drittel der toten hatte sich das leben genommen. in einer reihe von fällen wurde nie befriedigend geklärt, weshalb die häftlinge gestorben sind. ihre genaue zahl schwebt im dunkeln, weil nicht alle angehörigen seltsame todesumstände hinterfragen, und richtig in frage gestellt haben die allerwenigsten angehörigen, wie genau ihre leute gestorben waren. wer das gtan hat, ist selbst immer gegen mauern gelaufen und durch mediale spießruten, die zum verzweifeln waren.

vernachlässigung

... 01.11.2009 - 17:47
die heutige ausgabe von il manifesto bringt ein interview mit einem italienischen mann, der von den prügeln und den vernachlässigungen (bis zum tod) von hilfebedürftigen in italienischen haftanstalten erzählt:

 http://italianimbecilli.blogspot.com/2009/11/guantanamo-italiane-testimonianza-di-un.html

zwei updates

... 01.11.2009 - 17:59
1: offenbar wurde diana blefari gestern nachmittag - also wenige stunden vor ihrem tod - der bescheid über die entscheidung des kassationshofs zugestellt.

 http://www.supertraffico.com/ultimora/blefari-prima-di-suicidarsi-notificato-ergastolo/

2: der gefangenenbeaufragte der region lazio hat mitgeteilt, dass mit einem selbstmord zu rechnen war und daran erinnert, dass er im november 2007 bereits auf die gefährliche situation hingewiesen hatte:

 http://eftorsello.wordpress.com/2009/11/01/suicidio-blefari-il-garante-dei-detenutii-poteva-evitare/

Jailed Red Brigades member kills self

ap/oregonlive 01.11.2009 - 18:13
Jailed Red Brigades member kills self
11/1/2009, 7:36 a.m. PST
The Associated Press

(AP) — ROME - A member of the radical leftist Red Brigades terror group who was sentenced to life for the 2002 killing of a government consultant has killed herself in jail, her lawyer said Sunday.

Diana Blefari Melazzi hung herself with her bedsheet and was discovered around 10:30 p.m. Saturday in her cell in Rome's Rebibbia prison's isolation ward, the ANSA news agency reported.

Her lawyer, Caterina Calia, said she had petitioned the courts for over four years to have Blefari hospitalized because she suffered such serious psychiatric problems. "All our motions were rejected," she said, adding that her client's suicide was almost inevitable given the conditions of her imprisonment.

 http://www.oregonlive.com/newsflash/index.ssf?/base/international-18/125709150721760.xml&storylist=international

Noch ein toter Gefangener

in Berlin 01.11.2009 - 22:03
Wie in den letzten Tagen durch verschiedene Medien berichtet wurde, ist ein 20jähriger im Berliner Knast umgekommen. Er sass hier ein, weil der angeblich versucht haben sollte, das "Schüler VZ" zu erpressen. Auch hier ist die offizielle Todesursache Suizid.

Foto di Diana

link 03.11.2009 - 00:28

Diana Blefari, articoli in italiano

link 03.11.2009 - 00:32

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Schuldfrage!? — berliner